La crisi politica entra nella fase decisiva: la mozione di sfiducia è stata protocollata con 12 firme su 25. Per far cadere il sindaco ne serve una tredicesima. E anche Fratelli d’Italia ha dichiarato conclusa la fiducia politica, Cosa farà Vannacci alla Conferenza del 30 Settembre?

A Civitanova Marche la crisi dell’amministrazione guidata da Fabrizio Ciarapica è ormai entrata nella sua fase più delicata. Quello che fino a pochi giorni fa appariva come un conflitto interno alla maggioranza si è trasformato in una vera e propria crisi politica che mette in discussione la tenuta della giunta e la possibilità stessa di arrivare alla conclusione naturale del mandato.
Il dato più concreto è la mozione di sfiducia protocollata il 18 settembre, sottoscritta da 12 consiglieri comunali su 25. Perché la sfiducia venga approvata occorre però raggiungere quota 13 voti.
Ed è proprio quel tredicesimo voto a rappresentare oggi la variabile decisiva.
La rottura con il centrodestra
A rendere particolarmente pesante la situazione è la posizione assunta da Fratelli d’Italia, che ha dichiarato venuta meno la fiducia politica nei confronti del sindaco.
Il coordinatore cittadino Igori Pettinelli ha contestato soprattutto la scelta di Ciarapica di lasciare Forza Italia e aderire a Futuro Nazionale, formazione politica legata a Roberto Vannacci, sostenendo che tale decisione abbia rotto il rapporto con la coalizione di centrodestra che aveva sostenuto il sindaco.
Una posizione che cambia profondamente gli equilibri in Consiglio comunale.
FdI ha infatti chiarito di non voler sostenere maggioranze trasversali e di voler valutare gli sviluppi della crisi mantenendo come riferimento il programma amministrativo e gli interessi della città.
Dodici firme: opposizione e pezzi dell’ex maggioranza insieme
La mozione di sfiducia è sostenuta da sette consiglieri del centrosinistra, da tre esponenti di Vince Civitanova, dall’indipendente Nicolò Renzi e da Giuseppe Lepretti di Siamo Civitanova. Si tratta di una composizione politicamente significativa perché mette insieme consiglieri provenienti da schieramenti diversi, accomunati dalla volontà di chiedere un cambio alla guida dell’amministrazione.
Non si tratta, almeno formalmente, della nascita di una nuova coalizione politica: i firmatari hanno sottolineato che l’eventuale convergenza sulla sfiducia non costituisce automaticamente un accordo politico per il futuro.
Ma il risultato politico è comunque evidente: la maggioranza che ha sostenuto Ciarapica si è profondamente frantumata.
Il caso Belletti ha fatto esplodere la crisi
La situazione è precipitata dopo la revoca delle deleghe all’ex assessora all’Urbanistica Roberta Belletti, esponente di Vince Civitanova.
Belletti ha contestato duramente la decisione del sindaco, sostenendo che le motivazioni addotte sull’urbanistica non corrispondessero alla realtà dei rapporti politici e amministrativi e chiedendo a sua volta le dimissioni del primo cittadino.
Da quel momento la frattura interna è diventata pubblica e difficilmente ricomponibile.
Fausto Troiani, leader di Vince Civitanova, aveva annunciato la volontà di presentare una mozione di sfiducia, contestando la gestione politica dell’amministrazione e la collocazione assunta da Ciarapica rispetto al centrodestra.
- Ora tutto passa dal Consiglio comunale
- La partita, dunque, è apertissima.
- Dodici consiglieri hanno già firmato. Ne manca uno.
- È questo il numero che può trasformare una crisi politica in una crisi istituzionale.
Se la mozione dovesse raggiungere i 13 voti necessari, l’attuale esperienza amministrativa arriverebbe alla sua conclusione attraverso il voto del Consiglio comunale. Se invece il tredicesimo voto non dovesse arrivare, Ciarapica potrebbe rimanere in carica, ma dovrebbe comunque affrontare una maggioranza profondamente modificata e un quadro politico molto più fragile rispetto al passato.
Una giunta sempre più isolata?
È proprio questo il punto politico della vicenda.
La questione non riguarda più soltanto una singola delega assessorile o un contrasto tra gruppi consiliari. La crisi coinvolge ormai la collocazione politica del sindaco, i rapporti con i partiti che lo hanno sostenuto e la tenuta numerica del Consiglio comunale.
Anche ANSA ha descritto il mandato di Ciarapica come «appeso a un filo», rilevando che la mozione è stata sottoscritta da 12 consiglieri su 25 e che FdI potrebbe votarla.
Il prossimo passaggio sarà quindi decisivo: il Consiglio comunale dovrà trasformare una crisi politica in un voto formale.
E a Civitanova, dopo anni di maggioranze relativamente consolidate, il sindaco si trova oggi davanti alla prova più difficile del suo percorso amministrativo: recuperare numeri e consenso politico oppure prendere atto che quella maggioranza uscita dalle urne nel 2022 non esiste più nella sua configurazione originaria.
La domanda, a questo punto, non è soltanto se Ciarapica riuscirà a superare la mozione di sfiducia. È se, dopo questa frattura, sarà ancora possibile governare con gli stessi equilibri politici.
E adesso resta una domanda: Vannacci inviterà Ciarapica alla serata del 30 settembre al Primo Piatto?
Sullo sfondo della crisi politica civitanovese resta anche un interrogativo che, in queste ore, alimenta la curiosità del mondo politico locale: Roberto Vannacci inviterà Fabrizio Ciarapica alla serata del 30 settembre al Primo Piatto?
Una domanda tutt’altro che secondaria, considerando il recente avvicinamento politico di Ciarapica a Futuro Nazionale, il movimento di cui Vannacci è riferimento politico.
Sarà un invito confermato? Ci sarà anche il sindaco di Civitanova tra gli ospiti della serata? Oppure la delicata situazione politica che sta attraversando la città renderà più prudente la presenza di Ciarapica?
Per ora non ci sono elementi per dare una risposta. Ma la serata del 30 settembre potrebbe diventare, anche simbolicamente, un appuntamento interessante per capire quali saranno i rapporti politici dopo la bufera che ha investito Palazzo Sforza.